e perché i miei clienti / Amici me ne sono grati
C’è una cosa che non ti dicono mai nei video patinati di nautica su YouTube: il momento più utile di una consulenza non è quando trovi la barca giusta. È quando qualcuno ti salva da quella sbagliata.
Ho perso il conto delle volte in cui ho chiamato un cliente con la notizia che non voleva sentire:“Lascia perdere.”E ogni volta, qualche mese dopo, mi ha richiamato per ringraziarmi.
Queste sono tre di quelle storie di Tre barche che ho sconsigliato, I nomi sono cambiati, i dettagli tecnici no.
1. Il Bavaria 37 “perfetto” — ovvero: come si nasconde una chiglia che ha toccato
Marco, imprenditore lombardo, mi contatta in febbraio.
Ha trovato un Bavaria 37 del 2007 in un porticciolo toscano. Prezzo ottimo, foto bellissime, venditore gentilissimo al telefono. Vuole partire il sabato per vederla.
Gli dico: aspetta, ci passo io prima, sono di strada. ( MI piace andare in moto e quindi dalla Liguria è stata una scusa per fare un bel giretto)
Arrivo al pontile un venerdì mattina. La barca esternamente è effettivamente in buono stato: coperta pulita, tuga in ordine, pozzetto ordinato. Il venditore mi accoglie con il caffè e un gran sorriso.
Poi scendo sottocoperta. E lì, guardando con attenzione la zona della sentina a poppavia, vedo qualcosa che non mi convince: una serie di microfessure nel laminato, disposte in modo troppo regolare per essere casuali, Ruggine su i prigionieri deriva , sala macchina decisamente sporca ( segno di cattiva manutenzione)
Quindi dopo una visione di soli 20 minuti era una barca con grandi probabilità di problemi alla deriva, manutenzione precaria ed altre problematiche che erano presenti. Quindi non ne valeva la pena continuare con eventuali prove a mare, cantiere e perito.
Ho chiamato Marco:“Resta a Milano. Questa barca ha una storia che non ti stanno raccontando.”
Tre settimane dopo Marco ha comprato un Jeanneau Sun Odyssey 36i in ottimo stato, a duecento chilometri di distanza, che non avrei mai trovato se non avessimo liberato il campo da questa.
2. Il motoscafo “appena revisionato” — ovvero: quando il motore parla da solo
Giulia e suo marito cercavano la prima barca di famiglia. Budget contenuto, massima praticità: volevano qualcosa con cui portare i figli in giro d’estate, senza la complessità della vela. Avevano trovato un open 7 metri con fuoribordo 150cv, anno 2011, a un prezzo che sembrava onesto.
L’annuncio recitava:“motore revisionato, pochissime ore, pronta per la stagione.”
Arrivo al porto, il proprietario è simpatico, la barca è pulita, il fuoribordo sembra in ordine a occhio nudo. Lo avvio. Gira. Fin qui tutto bene.
Poi aspetto. Lascio girare il motore al minimo per qualche minuto e faccio due cose: guardo l’acqua di raffreddamento che esce dallo scarico, e annuso. L’acqua ha un colore leggermente lattiginoso. L’odore è quello di qualcosa che non dovrebbe bruciare.
Emulsione olio-acqua nello scarico. Quasi certamente guarnizione della testata compromessa — uno dei danni più costosi su un fuoribordo, spesso conseguenza di un surriscaldamento precedente. Una “revisione” aveva probabilmente mascherato il sintomo senza risolvere la causa.
La stima di riparazione, che ho fatto fare a un meccanico nautico di fiducia nei giorni successivi, era tra i 1.800 e i 2.400 euro. Su una barca che il venditore chiedeva 14.000 euro spacciandola per revisionata.
Ho detto a Giulia la verità. Ha ringraziato, ha aspettato un mese, e ha comprato un altro open con fuoribordo 115cv più vecchio di tre anni ma con la manutenzione documentata. Spende meno, dorme meglio.
3. La barca a vela “chiavi in mano” — ovvero: il costo invisibile degli equipaggiamenti scaduti
Roberto è un medico, velista di lungo corso, abituato a navigare. Non cercava una barca per imparare: cercava una barca per partire. Aveva adocchiato un Beneteau Oceanis 393 del 2004, attrezzata. Il proprietario la descriveva come“pronta per il Mediterraneo, zero pensieri.”
Zero pensieri è esattamente quello che non avrei detto.
La barca era in effetti ben tenuta nell’aspetto. Ma quando ho iniziato a guardare con metodo — non con l’occhio di chi vuole comprarla ma con quello di chi deve navigarci — il quadro è cambiato rapidamente.
Il pattume della zattera di salvataggio era scaduto da quattro anni. Le razzi di segnalazione, idem. Il giubbotto di salvataggio del proprietario aveva la bombola CO2 con la linguetta di controllo consumata — segno di un gonfiaggio accidentale e una ricarica fatta male, oppure mai controllata. Il sartiame aveva più di quindici anni senza sostituzione documentata e con qualche segno di cricca.
Gli strumenti di navigazione erano datati.
Nulla di tutto questo era visibile nelle foto. Nulla emergeva dalla descrizione dell’annuncio. Roberto, navigatore esperto, avrebbe probabilmente notato qualcosa durante la prova in mare. Ma avrebbe già perso mezza giornata e probabilmente si sarebbe innamorato della barca.
Il conto per mettere a norma e in sicurezza quell’imbarcazione era stimabile tra i 6.000 e gli 8.000 euro. Non difetti della barca: dotazioni di sicurezza da rinnovare, come previsto dalla normativa per chi naviga oltre le 6 miglia.
Roberto non ha comprato quella barca. Tre mesi dopo ha trovato un Oceanis 40 di due anni più recente, con la dotazione di sicurezza appena certificata da un noleggiatore che la dismetteva dalla flotta. Era più cara di 4.000 euro, ma era davvero pronta.
Perché te lo racconto
Non per vantarmi. Te lo racconto perché queste tre storie hanno una cosa in comune: in tutti e tre i casi, il problema non era visibile a occhio inesperto, e non era nascosto per forza in malafede.
Chi vende una barca spesso non sa tutto quello che non va. Chi compra una barca spesso non sa cosa guardare. Il risultato è che informazioni importanti non vengono trasmesse — non perché qualcuno menta, ma perché nessuno dei due sa fare le domande giuste.
Io quelle domande le so fare. E so dove guardare prima che tu arrivi.
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