Novamarine sposta l’asticella a 26 metri
di Comandante AndreaOttobre 2026
Quando noi marittimi pensiamo ai gommoni, la prima immagine che ci viene in mente è quella del mezzo pratico, reattivo, nato per saltare sulle onde e portarti a terra in sicurezza anche con il mare che comincia a montare.
Negli anni ne ho viste tante di evoluzioni, dai classici battelli da lavoro ai maxi-tender di lusso, ma l’ultimo annuncio di Novamarine merita davvero una riflessione a parte,Il maxi RIB dei record.
Il cantiere sardo ha confermato che realizzerà ilBlack Shiver BS 260: un gigante di26 metri di lunghezza per 7 di larghezza, con consegna prevista per il 2028. Praticamente il gommone più grande al mondo.
Da comandante, quando leggi numeri del genere — 26 metri fuori tutto e ben4.400 cavallidi potenza sotto la manetta — la prima reazione non è solo di stupore per l’estetica, ma di analisi tecnica. Un mezzo così non è più un semplice battello di appoggio; è un’imbarcazione complessa, un vero e proprio motoryacht vestito da gommone, che ridefinisce completamente il concetto di navigazione pneumatica.
Come sarà fatto: spazio, luce e vivibilità
A bordo del BS 260 i volumi cambiano radicalmente la vita di bordo, sia per l’armatore che per chi ci lavora:
- In coperta:Con 7 metri di baglio, lo spazio vivibile è immenso. La stabilità di forma, sommata al classico tubolare pieno/rigido tipico della linea Black Shiver, offre un margine di sicurezza e una morbidezza sull’impatto con l’onda che pochi scafi tradizionali di pari misura riescono a garantire quando il mare si fa duro.
- Nel salone centrale:Vetrate ampie e aperture a soffitto inondano di luce naturale gli interni, eliminando quell’effetto “grotta” che spesso si trova sui battelli performanti di misura inferiore.
- Sottocoperta:Trovano posto3 cabine ospitimolto ben rifinite e, cosa che da marittimo apprezzo particolarmente,1 cabina equipaggio completamente indipendente. Quando si fanno crociere a lungo raggio, avere percorsi e spazi separati tra ospiti ed equipaggio è fondamentale per garantire sia la privacy degli armatori che l’operatività di chi naviga.
Le mie considerazioni dalla plancia
Guardando il progetto con gli occhi di chi deve poi manovrare e gestire mezzi del genere, portare in mare 26 metri con 4.400 CV richiede perizia vera. Non parliamo di una barchetta da spiaggia: qui le superfici veliche in banchina si sentono, e la gestione delle potenze e dei pesi richiede rispetto e mano ferma, soprattutto nelle manovre in spazi stretti o con vento di traversia.
Allo stesso tempo, la carena a V profonda e l’impostazione dei tubolari rigidi di Novamarine continuano a rappresentare una garanzia assoluta in termini di tenuta di mare e risposta dinamica.
Un progetto ambizioso, che dimostra ancora una volta come la cantieristica italiana sappia alzare l’asticella dell’ingegneria navale. Sarà davvero interessante vederlo toccare l’acqua nel 2028 e capire come risponderà all’impatto con il mare aperto.
Buon vento a tutti,
Andrea
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