Relitto Haven ad Arenzano

Relitto Haven ad Arenzano

storia, immersioni e la mia esperienza da comandante

13 Febbraio 2026 – di Andrea (PassioneMare) – Tempo di lettura: 5 minuti

Relitto Haven ad Arenzano

Il relitto della Haven è uno di quei posti dove, se hai avuto la fortuna di immergerti almeno una volta come è capitato a me, ti resta addosso l’odore del metallo, del blu profondo e del rispetto per il mare. Vederla dall’eco è un conto, scivolare lungo la cima, con la sagoma che ti compare dal nulla tra i 30 e i 40 metri, è tutta un’altra storia: capisci perché la chiamano la “regina del Mediterraneo”. 🤿👑 Scoprire il Relitto Haven ad Arenzano è un’esperienza imperdibile!


Dalla superpetroliera al più grande relitto del Mediterraneo ⛽🔥

Relitto Haven ad Arenzano: una destinazione ideale per i sub 👇

La Haven, ex Amoco Milford Haven, era una superpetroliera lunga circa 335 metri, larga oltre 50, capace di trasportare oltre 200.000 tonnellate di greggio: un gigante di acciaio pensato per macinare miglia, non per dormire sul fondo del mare.
L’11 aprile 1991, durante un’operazione di travaso al largo del porto petroli di Genova, una serie di esplosioni scatena un incendio enorme: colonne di fumo fino a 300 metri, fiamme visibili da tutta la costa ligure e scena da film catastrofico… solo che non è un film.

Il troncone principale, dopo giorni di fuoco, viene rimorchiato verso Arenzano, ma la nave affonda il 14 aprile 1991 su un fondale di circa 80 metri, portandosi dietro il comandante e quattro uomini dell’equipaggio e riversando in mare una quantità di petrolio che ha cambiato per sempre quell’ecosistema.
È considerato ancora oggi il più grave disastro ambientale del Mediterraneo, con parte del greggio denso ancora depositato sui fondali tra Genova e Savona: il mare se la ricorda bene, la Haven.

Da comandante, questa storia la racconto sempre così: la routine è il pericolo più grande. Quando qualcosa “si è sempre fatto così”, è lì che devi aprire gli occhi, rivedere le procedure e rispettare il mare come se fosse il primo giorno.


Il relitto oggi: la “regina” sul fondo di Arenzano 👑🌊

Oggi il relitto della Haven giace in assetto di navigazione su un fondale fangoso a circa 80 metri di profondità, a un miglio e mezzo al largo di Arenzano.
La nave si estende dai 32–33 metri del fumaiolo fino agli 80 metri dell’elica, con la coperta che viaggia intorno ai 55–60 metri: è il relitto visitabile più grande d’Europa e uno dei più importanti al mondo per i sub.

Quando mi sono immerso sulla Haven la prima cosa che mi ha colpito è stata la scala delle dimensioni: scendi lungo la cima, vedi prima la controplancia, poi il tetto della plancia a circa 33 metri, poi la poppa che si apre sotto di te come una piazza sommersa.
Non è solo ferro: in trent’anni si è trasformata in un condominio di vita marina, con gorgonie, spugne, banchi di piccoli pelagici, e ogni tanto l’ombra di tonni, ricciole e dentici che ti passano accanto come a ricordarti che sei ospite a casa loro. 🐟


Immergersi sulla Haven: cosa si prova (e cosa serve) 🤿⚠️

Le immersioni sulla Haven sono regolamentate da ordinanze della Capitaneria di Genova e vanno fatte con guide e diving autorizzati, che conoscono il relitto palmo a palmo.
I profili “ricreativi profondi” si muovono fra i 38 e i 44 metri, restando sui primi tre ponti e sorvolando la poppa, con tempi di fondo di circa 15–20 minuti e runtime intorno ai 40–45 minuti; per scendere sulla coperta a 55–60 metri o verso la zona dello squarcio e dell’elica servono configurazioni tecniche, Trimix e tanta esperienza.

Nel mio caso, la prima immersione sulla Haven è stata proprio così:

  • discesa lenta sulla cima,
  • primo contatto con il castello di poppa intorno ai 40 metri,
  • giro “di rispetto” sul perimetro, senza infilare la testa dove non doveva andare,
  • occhi che guardavano profondi, ma computer e buon senso che dicevano “oggi no”.

Consigli da comandante (e da sub che c’è stato):

  • Non andare per fare la foto da social, ma per fare un tuffo pulito. La Haven non scappa: se non hai ancora consumi, assetto e testa adatti, è meglio allenarsi su altri siti e rimandare.
  • Ascolta il diving e il computer, non l’ego. I centri della zona hanno migliaia di immersioni su quel ferro: se ti dicono 40–44 metri, resti a 40–44 metri, punto.
  • Fai briefing e debriefing seri. Prima di tuffarti, ripassa percorso, profondità, tempi, segnali; dopo la risalita, riguardati i dati del profilo e chiediti dove puoi migliorare.

È un’immersione che ti resta addosso: quando risali sulla barca, ti togli l’erogatore e guardi verso la costa, capisci che sotto di te c’è un pezzo di storia del mare italiano… e che il mare, con la Haven, ci ha fatto un promemoria permanente sulla parola “responsabilità”.


Lezioni della Haven per chi va per mare (anche senza bombole) 🧭

Magari non ti immergerai mai sul Relitto Haven ad Arenzano, ma se hai una barca o ami stare in mare, quel relitto ti parla lo stesso.

Tre lezioni che mi porto dietro ogni volta che ci passo davanti in superficie:

  • La sicurezza non è una noia burocratica
    Dal check di una valvola al rispetto di una procedura, tutto conta. Se una nave di 335 metri può finire distrutta per un incidente a bordo, che margine abbiamo noi su un 10 metri di vetroresina?
  • Gli errori sul mare lasciano tracce lunghe decenni
    Quello sversamento di petrolio ha cambiato il fondale e la fauna della zona: ancora oggi si studiano effetti a lungo termine su sedimenti e pesci di quell’area.
  • Dal disastro può nascere consapevolezza
    Oggi la Haven è un sito di immersione iconico e un laboratorio di monitoraggio ambientale: ogni tuffo fatto bene, in sicurezza, è un piccolo atto di rispetto verso il mare e verso chi in quel disastro ci ha rimesso la vita.

Ogni volta che racconto la Haven in pozzetto, ai miei ospiti dico sempre: “Il mare non è cattivo, è coerente. Ti perdona poco, ma insegna tanto”. E quel ferro sul fondo, credimi, è uno dei suoi professori più severi.


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