Lo sconosciuto COLREG

Le regole (vere) di precedenza in mare spiegate ai diportisti

2 Gennaio 2026 – di Andrea (PassioneMare) – Tempo di lettura: 5 minuti

Il COLREG: questo sconosciuto che ti giudica in silenzio

Tutti in banchina parlano di “diritto di precedenza”, ma in mare non esiste il “ho la precedenza quindi vado dritto lo stesso”: esiste il COLREG, che dice che entrambe le navi sono sempre responsabili di evitare l’abbordo. Non è un optional romantico da velista, è un trattato internazionale dell’IMO che stabilisce chi deve manovrare, come, quando, che luci accendere e che segnali fare per non trasformare l’incontro in incidente e per evitare guai legali dopo.

In pratica: se ti schianti “perché avevi ragione”, davanti all’assicurazione contano le regole, non le discussioni di banchina. E una delle prime cose che salta fuori in qualsiasi perizia o causa per sinistro nautico è proprio: chi ha violato il COLREG?

Lo sconosciuto COLREG

La gerarchia delle navi: non sei sempre tu il protagonista

Uno degli aspetti più “impopolari” del COLREG è che toglie un po’ di protagonismo al diportista: non è che “io sono a vela quindi tutti mi devono scappare”. Esiste una gerarchia di precedenza molto chiara:

  • Nave che non governa e nave con manovrabilità limitata (ad esempio unità molto grandi o impegnate in lavori) vengono prima di tutti.
  • Poi arrivano navi condizionate dal pescaggio, unità da pesca, poi le unità a vela, infine quelle a motore.

Tradotto: se con la tua barca a vela tagli la rotta ad un traghetto o ad una draga “perché sei a vela”, sei dalla parte sbagliata del COLREG e, probabilmente, del buonsenso. A complicare le cose, in alcune aree ci sono anche corsie riservate alle navi oltre i 20 metri che non dovresti intralciare neppure se “avresti diritto di rotta”.


Dritta, babordo e l’illusione di avere sempre ragione

Tra le regole più famose (e fraintese) c’è quella della precedenza a chi viene da dritta: in generale, a parità di situazione, chi avvista l’altra barca sul proprio lato di dritta deve essere considerato come avente la precedenza. Ma questa regola viene dopo la gerarchia delle navi e dopo la valutazione del rischio di collisione: non basta gridare “eri a sinistra, dovevi darmi acqua” per essere a posto.

Nel mondo delle vele, poi, entrano in gioco le mura: con due barche a vela a rischio collisione, di norma ha la precedenza quella con mura a dritta, mentre con le stesse mura è sottovento che ha diritto di rotta. E ci sono eccezioni ancora più “simpatiche”, ad esempio quando non sei sicuro da che lato prenda vento l’altra barca: in quel caso il COLREG ti dice che sei tu a doverle cedere il passo, cioè meglio essere umili che incollati alle regole in teoria.


Safe speed: la velocità “buona” non è quella che pensi

Un altro sconosciuto famoso: la “safe speed”. Il COLREG non ti dice 6 nodi sì, 7 nodi no, ma ti obbliga ad andare ad una velocità che ti permetta di evitare collisioni e fermarti in tempo in base a visibilità, traffico, vento, mare, manovrabilità della tua barca. A velocità troppo alta, l’urto è più violento e hai meno tempo per correggere; a velocità troppo bassa in certe situazioni (vento forte in porto) rischi però di perdere il controllo.

Molti sinistri diporto arrivano proprio da qui: di notte o con visibilità ridotta, si continua “come di giorno” senza considerare che la distanza di sicurezza deve aumentare, che i fanali degli altri vanno letti con attenzione, e che una barca in radar ma non ancora vista a occhio può già essere un rischio.


Manovra “tempestiva e vigorosa”: il COLREG non ama i timidi

Il COLREG è curioso anche nella psicologia che chiede al comandante: niente tentennamenti. Quando devi dare precedenza, la manovra deve essere tempestiva e sufficientemente evidente da far capire all’altra barca che hai capito il tuo ruolo e stai evitando l’abbordo. Una serie di piccole correzioni lente e indecise è sconsigliata: genera ambiguità e rende più difficile all’altro capire cosa stai facendo.

In termini di vita vera: se decidi di accostare a dritta per passare di poppa, fallo in modo chiaro, con anticipo, e mantieni la scelta, invece di zig‑zagare per “non si sa mai”. E se ti accorgi che l’altro, che dovrebbe dare precedenza, non sta facendo niente di sensato, il COLREG ti chiede comunque di intervenire per evitare la collisione, anche se sei la nave “che avrebbe diritto di rotta”.


Il diportista medio e gli incidenti da “non conoscevo il COLREG”

Molti articoli su sicurezza in mare sottolineano che tra le cause più frequenti di incidenti nel diporto ci sono distrazione, velocità e mancato rispetto delle regole di precedenza. Non si tratta solo di errori tecnici, ma proprio di assenza di cultura del COLREG: luci di via sbagliate, nessuno che fa la guardia, rotta mantenuta “perché tanto mi vede”, interpretazione creativa dei canali di traffico.

Quando poi scatta la richiesta di risarcimento, il discorso diventa meno romantico: il comportamento del comandante viene valutato anche alla luce di quanto abbia rispettato il COLREG e se “abbia fatto tutto il possibile per evitare il danno”. Dire “non conoscevo le regole” in un sinistro nautico vale, più o meno, quanto dirlo dopo un incidente in auto con il semaforo rosso.


consigli pratici per diportisti

Per un diportista che vuole smettere di considerare il COLREG uno sconosciuto:

  • Tenere a bordo (e leggere davvero) un manuale che riassuma le regole principali: precedenze, fanali, segnali, safe speed, canali e zone di traffico.

Qui App per android. qui app per ios

  • Esercitarsi a leggere le situazioni: di giorno guardando le prua e le rotte relative, di notte allenandosi a interpretare che barca hai davanti solo dai fanali che vedi.
  • Fare almeno un corso o un modulo dedicato, anche online, che riporti esempi reali di collisioni causate da errori COLREG, perché gli errori degli altri sono lezioni gratis per te.​

Alla fine, il COLREG non è un professore severo pronto a bocciarti, ma un alleato silenzioso: più lo conosci, più navighi rilassato, perché sai cosa aspettarti dagli altri (quando sono bravi) e cosa devi fare tu (quando non lo sono).

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